Mattina

Sento la dolce melodia di un uccellino mattiniero penetrare attraverso le persiane chiuse. La luce del sole, quella ancora no, la stella che ci illumina non ha ancora fatto capolino per darci definitivamente il buon giorno. Ma per me il giorno deve cominciare. La sveglia non è ancora suonata, ma l’uccellino che continua a cantare allegro e che ha ormai definitivamente interrotto il mio sonno, sembra volermi ricordare insistentemente che tra pochi minuti lo farà. Trovo la forza di accendere l’abat-jour sul comodino e guardo l’ora: le 5:02. Come immaginavo, tra ventotto minuti dovrò abbandonare le confortevoli coperte e gettarmi nella fresca aria mattutina della prima metà di Aprile. La mia mente ne è consapevole, il mio corpo un po’ meno, e mi convince ad abbandonarmi a una piacevole dormiveglia, nella quale si fanno caoticamente spazio immagini di prelievi, punture, flebo e letti di ospedale. Passati quei ventotti minuti, che mi sono sembrati effettivamente non più di cinque, il martellante “drin drin” della sveglia accompagna la soave melodia dell’uccellino, che non ha mai smesso di canticchiare.

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