Sindrome dell’ovaio policistico: cos’è, quali sono i sintomi e il perchè della pillola anticoncezionale

La sindrome dell’ovaio policistico, nota anche come policistosi ovarica, micropolicistosi ovarica, sindrome di Stein-Leventhal, è una condizione patologica di natura endocrina e metabolica che colpisce tra il 5 e il 10 per cento della popolazione femminile in tutto il mondo, guadagnandosi così il primo posto tra le affezioni ginecologiche in età fertile. La complicanza maggiore che si può manifestare nelle donne che presentano la suddetta sindrome è l’infertilità.

Attualmente, la diagnosi di policistosi ovarica si basa sulla presenza di almeno due delle tre seguenti condizioni:

  1. oligomenorrea (alterazione nel ritmo del ciclo mestruale) o amenorrea (assenza di mestruazioni)
  2. iperandrogenismo
  3. presenza di cisti ovariche accertata tramite l’ecografia pelvica o transvaginale

L’ iperandrogenismo è una condizione che vede l’aumentata produzione di ormoni androgeni, i quali, pur essendo ormoni prettamente maschili, vengono prodotti in quantità ridotte anche dall’organismo femminile; si caratterizza per acne, irsutismo, alopecia.

La sintomatologia della policistosi ovarica può variare da un livello molto lieve a casi in cui risulta particolarmente accentuata ed invalidante. I segni e i sintomi che rientrano tra i più comuni sono:

  • irregolarità del ciclo mestruale
  • alopecia
  • acne o pelle grassa
  • sindrome premestruale prolungata e particolarmente accentuata
  • presenza nel sangue di ormoni maschili con valori superiori la soglia massima
  • sovrappeso

Spesso i ginecologi suggeriscono come trattamento della patologia l’utilizzo, più o meno prolungato, della pillola anticoncezionale, con lo scopo di “mettere a riposo” le ovaie. L’assunzione quotidiana di piccole quantità di un ormone estrogeno e di uno progestinico, infatti, inibisce l’ovulazione. Per comprendere come l’inibizione dell’ovulazione possa portare ad un miglioramento della sindrome è importante sapere come avviene la formazione delle cisti ovariche: ogni mese, fisiologicamente, le ovaie producono follicoli dalle dimensioni molto piccole, che racchiudono gli ovuli. Una volta che l’ovulo ha raggiunto la completa maturazione, il follicolo si rompe, lasciandolo fuoriuscire e permettendone un’eventuale fecondazione. Se la sacca, quindi il follicolo, non si rompe, si va incontro alla formazione della ciste ovarica, che può anche gradualmente accrescere le sue dimensioni, inizialmente ridotte. L’assunzione della pillola, bloccando l’ovulazione, impedisce la formazione dei follicoli e, di conseguenza, delle cisti, permettendo, inoltre, alle cisti pre-esistenti di essere gradualmente eliminate dall’organismo: infatti, le cisti tendono ad essere eliminate spontaneamente nell’arco di uno-tre mesi (questo spiega l’irregolarità del ciclo mestruale tipica della patologia). Se, però, l’ovulazione continua, nell’arco di questo periodo si potranno formare nuove cisti. Con l’assunzione della pillola anticoncezionale, questo non avviene.

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