Scusate se esisto

Si è tenuta lo scorso sabato 22 novembre la presentazione del film “Scusate se esisto” da parte dei due attori protagonisti Raoul Bova e Paola Cortellesi, presso l’UCI cinemas del centro commerciale Parco Leonardo di Roma.

Una spumeggiante Paola Cortellesi, alla quale si deve la sceneggiatura del film, ha raccontato quanto abbia investito non soltanto della sua professionalità,ma anche della sua personalità e della sua personale esperienza, nella realizzazione di questo film. L’affascinante Raoul Bova, da parte sua, ha dichiarato di essere onorato che la scelta della Cortellesi sia ricaduta su di lui e di essere stato più che felice di accompagnare l’attrice nel percorso di realizzazione del film. Prima di salutare la platea lasciandola alla visione del film, Raoul Bova ha dedicato “Scusate se esisto” ai suoi due figli e Paola Cortellesi ai suoi nipotini, presenti in sala insieme ad altri parenti dell’attrice.

Veniamo al film: una commedia che mira a far divertire il pubblico facendolo riflettere, allo stesso tempo, su temi importanti. Un obiettivo non da poco e non di semplice realizzazione, che molti film si propongono, ma che pochi riescono a raggiungere, scadendo in un’ilarità banale o in un genere troppo pesante. Obiettivo che, invece, “Scusate se esisto” ha centrato in pieno, complice un cast capace e azzeccato, tra cui spiccano Marco Bocci, nel divertente ruolo di amante di Raoul Bova, e Lunetta Savino.

Serena Bruno (Paola Cortellesi) è un geniale architetto che, dopo vari anni passati all’estero a collezionare master su master, decide di tornare in Italia a mettere in pratica ciò che ha imparato. Ma in Italia il lavoro non si trova, e Serena è costretta ad arrangiarsi facendo la cameriera. Il suo datore di lavoro, Francesco (Raoul Bova), da poco divorziato e papà di un bambino di sette anni, sarebbe il suo-e di tante altre donne!- uomo ideale, se non fosse che le donne non lo attirano più. Il rapporto inizialmente ambiguo tra i due si trasforma in una profonda e affettuosa amicizia. Nel frattempo, Serena riesce ad ottenere un lavoro facendosi passare per un uomo, mentre Francesco è angustiato perché non riesce a confessare la sua omosessualità al figlio.

Una commedia in cui non mancano allegria e leggerezza, che però non sono-come spesso accade-fini a sé stesse, ma piuttosto mirano a trattare dei temi importanti, senza appesantire troppo lo spettatore: il maschilismo che ancora vige in certi ambienti lavorativi, l’omosessualità, la difficoltà della vita nella periferia romana, dove un’anziana signora è costretta a fare dei segni con i pennarelli dei nipoti per riconoscere la scala del suo appartamento, e dove una giovane adolescente non ha un posto in cui studiare, dovendo vivere in cinque in quaranta metri quadrati. Particolarmente concreto e significativo quest’ultimo punto: Serena vuole realizzare il progetto “Chilometro Verde” proprio per migliorare la qualità della vita di queste persone, e l’omonimo progetto esiste anche nella realtà, è stato realizzato da un architetto donna, riguarda Corviale, una zona della periferia romana, e dovrebbe andare in appalto nel 2015 (speriamo!).

Finalmente, insomma, un film che è riuscito a fondere la leggerezza e le risate di una commedia con la riflessione che scaturisce dalla trattazione di temi fondamentali della società attuale. Cosicché lo spettatore esce dalla sala sì con il sorriso, ma un sorriso intelligente, carico della consapevolezza che, nel ventunesimo secolo, c’è ancora tanto da migliorare nella società.

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