La psicologia dello sviluppo: una crisi per ogni età

Chi pensa che ci sia solo quella di mezza età o quella adolescenziale sbaglia di grosso: gli studi effettuati sulla psicologia dello sviluppo affermano che ogni età, dall’infanzia fino alla vecchiaia, sia caratterizzata da una particolare crisi, che l’individuo deve superare per raggiungere la successiva fase dello sviluppo senza problemi psicologici.

Il primo ad estendere la stadiazione dello sviluppo psicologico a tutta la vita fu Erik Erikson (1902-1987) con la sua teoria psicosociale. Erikson riprende la teoria psicoanalitica di Freud, ma, a differenza di quest’ultimo, che si concentra solo sul fattore affettivo ed in particolare sul rapporto dell’individuo con i genitori, egli pone in primo piano il fattore culturale: secondo Erikson, ogni cultura affronta particolari conflitti psicosociali, promuovendo quindi percorsi di sviluppo finalizzati a risolvere quelle determinate difficoltà. Quindi, possiamo affermare che ogni società fornisce una migliore preparazione per affrontare e risolvere alcune crisi piuttosto che altre.

Erikson, inoltre, suddivide lo sviluppo psicologico in otto fasi, ciascuna caratterizzata, per l’appunto, da una particolare crisi, che deve essere affrontata e risolta. Le prime quattro fasi comprendono l’infanzia e la fanciullezza, la quinta copre l’adolescenza, le ultime tre coincidono con l’età adulta e la vecchiaia. In particolare, le otto fasi sono le seguenti:

1) fase orale: il bambino deve affrontare il conflitto tra fiducia e sfiducia, che si esprime soprattutto nel rapporto con la madre

2) fase anale: la crisi nasce dal conflitto tra l’autonomia che deriva dal poter controllare gli sfinteri e l’insicurezza che deriva dalla frustrazione e dalla paura di non essere sempre in grado di farlo

3) fase fallica: il bambino si ritrova in bilico tra uno spiccato senso di iniziativa e voglia di fare quello che fanno gli adulti e un senso di colpa nei confronti dei genitori

4) fase tra i sei e i dodici anni: il conflitto è tra l’operosità e l’inferiorità; il bambino, in questa fase, è chiamato a svolgere compiti gradualmente piú importanti e ad assumersi maggiori responsabilità, non solo a scuola ma anche, ad esempio, nello sport o in altre attività similari. Se questa fase non viene superata adeguatamente, potrebbe nascere un sentimento di inferiorità nei confronti dei coetanei

5) adolescenza: la classica crisi adolescenziale nasce dal conflitto che scaturisce tra la voglia di uscire dal nucleo familiare originario per entrare nel gruppo dei pari e la paura di lasciare la sicurezza e l’affetto che quello garantisce. L’adolescente si ritrova a combattere tra il forte desiderio di trovare la sua identità fuori dal nido e la confusione che questo provoca

6) prima età adulta: la crisi è tra l’intimità e l’isolamento; è il periodo delle scelte che caratterizzeranno il resto della vita, sia dal punto di vista lavorativo che sul piano affettivo

7) seconda età adulta: il conflitto è tra la generatività e il ristagno; Erikson distingue due tipologie di adulti: l’adulto generativo è colui che, arrivato a questo punto della vita, inizia a sentire il desiderio e la necessità di dirottare i suoi interessi e le sue attenzioni nella cura di un altro essere umano, in particolare dei figli; le problematiche del singolo passano quindi in secondo piano. L’adulto che ristagna è invece quell’individuo che continua a mettere al primo posto solo i propri bisogni e vede un progressivo blocco del suo sviluppo psicologico, insieme ad un impoverimento della vita sociale

8) vecchiaia: il conflitto è tra l’integrità e la disperazione. Gli anziani, guardandosi alle spalle con l’amara consapevolezza che ormai quasi l’intera vita è trascorsa, cercano di dare un senso alla propria esistenza, e la crisi dipende dal fatto che riescano o meno a trovare tale senso. Possono altresì disperarsi per non aver raggiunto le mete previste

Erikson, quindi, riprende la teoria dello sviluppo psicosessuale di Freud, dal quale prende a prestito anche alcune fasi dello sviluppo, tuttavia Erikson si contraddistingue per due importanti aspetti innovativi e molto attuali: l’importanza del fattore culturale e l’estensione dello sviluppo psicologico a tutta la vita, fino alla vecchiaia.

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