La letteratura è un cortile

Nato nel 1952 e morto nel 2012, Walter Mauro fu un personaggio poliedrico: critico letterario e musicale principalmente, ma anche scrittore, musicista jazz, appassionato di calcio, professore.

In questo libro, edito dall’editore Perrone nel 2011, volto al passato ma mai malinconico, Walter Mauro si guarda indietro e seleziona i ricordi, radunando gli amici che hanno fatto parte della sua vita.

E li raduna in quello che definisce un cortile, perché “la letteratura è un cortile, nel senso dei pettegolezzi, dell’odio, dei dispettucci tra letterati”.

Walter Mauro ha la capacità di parlarci dei grandi scrittori italiani – e non solo – del Novecento non attraverso le loro grandi opere letterarie, bensì attraverso la descrizione dei loro caratteri non immuni dai vizi dell’epoca contemporanea. Così, Calvino, prima di essere colui che ha dato il via ad un nuovo modo di fare il Neorealismo letterario, era un uomo che si lasciava andare all’invidia: voleva essere unico nel suo stile, e quando alla redazione di Einaudi, dove Calvino entrò prima come addetto all’ufficio stampa, fino a ricoprire poi il ruolo di direttore editoriale, arrivavano manoscritti che avevano il sapore di una letteratura che si avvicinava allo stile di Calvino, il redattore iniziava a tagliare, modificare e riscrivere il testo, per mantenere quella unicità che per sempre lo contraddistinguerà.

Ecco che, con descrizioni come queste, Walter Mauro fa esattamente come faceva Cesare Zavattini con i suoi dipinti: Zavattini, infatti, era amico di molti pittori e ad ognuno di loro chiedeva un dipinto piccolissimo, di dimensioni 8×10 centimetri, da appendere ad una parete di casa sua. I pittori, pur maledicendolo per la difficoltà dell’operazione richiesta, lo accontentavano e Cesare Zavattini è arrivato ad avere una collezione formidabile di questi capolavori in miniatura. Allo stesso modo, Walter Mauro ci propone un dettaglio nascosto dei grandi autori del Novecento, una loro parte che quasi nessuno conosce e che ci permette di leggere anche la loro letteratura con uno sguardo rinnovato. E, come Zavattini appendeva i quadri sulla parete della sua camera, così Mauro raduna i letterati in un cortile virtuale, un cortile in cui Quasimodo, prima di essere il poeta capostipite dell’ermetismo, è un uomo che ama godersi la vita e ama la compagnia delle belle donne. Dove Ungaretti è un professore universitario che confonde i suoi alunni, lo stesso Walter Mauro per primo, perché spiega Leopardi in un modo tutto suo, e che si infuria quando, nel 1959, è Quasimodo e non lui a vincere il premio Nobel.

Walter Mauro, quindi, presenta i grandi scrittori del Novecento come persone comuni, quali in fondo erano, proponendo uno sguardo nuovo, diverso, fresco, su personaggi che tanto abbiamo studiato ma che, in fondo, non abbiamo mai “conosciuto” veramente.

Allo stesso tempo, il libro non manca mai di fornire un resoconto preciso e puntuale sulla storia della letteratura, e non solo, del 1900. In un continuo immergersi e riemergere tra la dimensione pubblica e privata, Walter Mauro riesce a riportare il lettore nell’atmosfera di quegli anni, in quel cortile in cui Montale non è solo il poeta de Le Occasioni, ma è l’uomo che regala al poeta Elio Fiore il cappotto che non si toglierà mai più.

Il raduno degli amici di Walter Mauro nel suo cortile letterario apre lo sguardo su un’ulteriore prospettiva: là dove oggi domina un’irrefrenabile forza centrifuga nel mondo della letteratura e di tutto ciò che è ad essa contiguo, allora aveva il sopravvento una sorprendente forza centripeta, che teneva stretti ed uniti i letterati, uniti da legami di stima reciproca, di affetto sincero, o di “amorevole odio”, come nel caso di Ungaretti e Quasimodo. Li teneva uniti là dove, insieme ai pettegolezzi e ai dispettucci, c’era anche terreno fertile per dibattiti e discussioni letterarie, che anzi erano da questi alimentate, e possibilità di crescita personale e professionale: due piani, questi, che erano spesso inscindibili.

Come avveniva nella casa editrice Einaudi, dove, in un modello di editoria prettamente orizzontale, gli autori erano anche redattori, direttori di collana o direttori editoriali. E dove tutti partecipavano alle scelte editoriali.

Oggi, quel modello di editoria sembra essere andato perduto per sempre: forse anche perché, come sostiene Walter Mauro in chiusura del libro, oggi i ritmi frenetici imposti dal mondo editoriale, sempre più legato al marketing, non danno la possibilità né il tempo, all’autore, di rintanarsi lontano dal mondo reale; la conseguenza è che sempre più spesso gli autori ritengono degno di essere scritto solo ciò che è visibile, lasciando da parte quell’immaginario fecondo che Walter Mauro fa riemergere tra le pagine di questo libro.

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