Jane Eyre

Jane Eyre è il capolavoro di Charlotte Brontë, uscito nel 1847 e fortemente autobiografico. Il romanzo si configura come una vera e propria autobiografia, nella quale la protagonista, Jane Eyre, si rivolge direttamente al lettore raccontandogli le vicende della sua infanzia e della sua giovinezza, trasportandolo nell’intricato percorso di maturazione dell’eroina, che la porta infine a scegliere il vero amore, per quanto complicato e difficile possa sembrare.

La peculiarità del romanzo sta tutta nella protagonista stessa, un’eroina per certi versi, ma per altri decisamente un’anti eroina: Jane, infatti, non è bella, anzi, più volte viene sottolineata la mancanza di lineamenti graziosi e femminili nella sua figura, non è ricca, non ha nulla di quello che avevano le altre eroine dei romanzi del tempo. E anche il suo grande amore, il signor Rochester, vent’anni più grande di lei, non è bello, anzi.

“Moltissime persone l’avrebbero giudicato un uomo brutto; tuttavia c’era una tale fierezza nel suo portamento, tale padronanza nel contegno, una tale aria di indifferenza assoluta per il suo aspetto fisico e tanta fiducia nell’importanza delle sue qualità intrinseche o accidentali, da compensare la mancanza di una maggiore attrattiva esteriore, sì che, a guardarlo, si doveva inevitabilmente condividere la sua indifferenza, e, sia pure in modo imperfetto e cieco, affidarsi alla sua sicurezza.”

E alla mancanza di bellezza, compensata dal suo fascino e dalle sue maniere che incantano la piccola Jane, il signor Rochester aggiunge un altro grave difetto: la presenza di una moglie, della quale Jane era totalmente all’oscuro. Bertha, questo il nome della coniuge, è una donna pazza, che vive rinchiusa a Thornfied Hall, e che finirà con l’uccidersi dando fuoco al palazzo. Il signor Rochester, nel tentativo di salvarla, perde la mano sinistra e la vista, che recupererà una volta che Jane tornerà da lui e gli regalerà la gioia di una famiglia.

L’oscura presenza della moglie pazza, la misteriosa e soprannaturale comunicazione che avviene tra Jane e Rochester, a chilometri di distanza, danno al romanzo le tinte della letteratura gotica e un pizzico di fascino in più.

“L’avevo udita, ma non potevo sapere dove o da dove. Ed era la voce di un essere umano, la voce nota, amata e che così bene ricordavo del signor Edward Rochester. Aveva un tono doloroso, qualcosa di soprannaturale e di urgente.”

Quello che, ai giorni nostri, colpisce del romanzo è l’incredibile attualità, nonostante l’opera risalga all’Ottocento: più attuali che mai sono i temi della bellezza interiore e della ricchezza d’animo, da considerare ad un livello nettamente superiore rispetto alla grazia esteriore e al denaro. Leggendo il romanzo oggi, forse, non se ne può cogliere a pieno lo spirito innovativo che contiene e che spiccava all’epoca in cui fu scritto.

Lo stile è articolato ma non eccessivamente pesante, romantico ma non svenevole. Sicuramente la penna di Charlotte Brontë manca della carica emotiva e della forza penetrante della sorella Emily in “Cime tempestose”, eppure, anche se in modo totalmente diverso e quasi inaspettato, più sottile e più delicato, la figura gracile e minuta di Jane Eyre, che sembra stridere con il suo carattere forte e indipendente, riesce a raggiungere il cuore del lettore, e a lasciarvi un segno.

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