Il primo Pothos non si scorda mai

La pianta da appartamento per antonomasia, soprannominata edera del diavolo per la sua estrema resistenza alle condizioni più avverse.

Semplice da curare, ma capace al tempo stesso capace di dare grandissime soddisfazioni.

Sarà per questo che spesso è proprio il Pothos, nome scientifico Epipremnum aureum, ad avvicinare alla passione per le piante.

Anche nel mio caso, fu un Pothos a farmi avvicinare al mondo botanico. Si trattava della pianta lasciata a casa da una mia coinquilina partita durante il lockdown. Era una pianta davvero molto grande, che mi fissava dal suo angolino vicino alla finestra ogni volta che aprivo il frigorifero, implorandomi di innaffiarla. Così, iniziai a prendermene cura. Quando la mia coinquilina tornò, mi diede qualche talea di quella lunghissima pianta: il mio primo Pothos, che è ancora con me, nella mia nuova casa.

Luce

 

Idealmente, il Pothos andrebbe collocato in una posizione luminosa, ma non ai raggi diretti del sole.  Tuttavia, è bene ricordare che questa regola non vale durante i mesi invernali: infatti, in questo periodo i raggi del sole saranno molto meno intensi, pertanto la pianta può anche ricevere la luce solare diretta per qualche ora al giorno.

 

Quando invece andiamo incontro alla primavera, ed in particolare a partire dal mese di maggio, è meglio evitare che la pianta sia esposta ai raggi diretti del sole. Possiamo allontanare la pianta dalle finestre o, in alternativa, filtrare la luce con una tenda.  Ad ogni modo, il Pothos resiste molto bene anche in posizioni meno luminose. La crescita però risulterà rallentata e le variegature tenderanno a diminuire. Questo fenomeno si nota bene nelle due foto qui sopra: il primo pothos è in una posizione molto meno luminosa rispetto al secondo che, infatti, presenta delle variegature molto più accentuate.

Acqua

Per il Pothos vale la regola generale di lasciare asciugare i primi centimetri di terreno prima di procedere con una nuova innaffiatura. Melium deficere quam abundare: il Pothos resiste bene a qualche dimenticanza, tollera meno i ristagni idrici, come quasi tutte le piante. Ma anche qui, il Pothos è una pianta generosa, e vi perdonerà anche se qualche volta alzate un po’ il gomito. Solo per darvi un’idea, in quanto non bisogna mai innaffiare “a scadenza”, io bagno il Pothos circa una volta ogni due settimane in inverno, e una o due volte in estate. La pianta inoltre vi manderà alcuni segnali per capire se vi state regolando bene con le innaffiature: se trovate delle piccole goccioline sulla punta delle foglie, vuol dire che la pianta è ben idratata. Questo fenomeno si chiama guttazione: finchè la pianta emette queste goccioline, potete non bagnare. Se la pianta invece è disidratata, mosterà le foglie afflosciate.

Per annaffiare il Pothos, va benissimo anche l’acqua del rubinetto, ma se questa risulta essere particolarmente calcarea, potete lasciarla decantare una giornata prima di utilizzarla.

Se l’aria è molto secca, potete vaporizzare il fogliame con acqua non calcarea, per evitare di macchiare le foglie. Come tutte le piante tropicali, infatti, il Pothos ama avere un tenore di umidità ambientale sufficientemente alto (io cerco di mantenerlo sempre al di sopra del 50%, ma anche superiore al 40% va bene).

Substrato e Concime 

Anche per quanto riguarda il terreno e la fertilizzazione, il Pothos si dimostra estremamente tollerante. Io li coltivo in terriccio universale, e fertilizzo nei mesi di crescita ( da marzo a settembre) con un concime per piante verdi una volta al mese, ogni due settimane se noto segni di mancanza di nutrienti. Il Pothos infatti non necessita di molta fertilizzazione, e non è raro vedere Pothos molto rigogliosi che non sono mai stati fertilizzati.

 

Malattie 


Come abbiamo detto, è una pianta molto resistente, tuttavia può essere soggetta agli attacchi della cocciniglia. Per questo, è bene controllare frequentemente la pianta, soprattutto sulla pagina inferiore delle foglie e nelle “ascelle” degli steli, dove il parassita si annida. Inoltre potete accorgervi della presenza della cocciniglia se trovate sulla pianta una sostanza bianca e appiccicosa, simile al cotone. Se trattata all’inizio, un’infestazione di cocciniglia può essere trattata efficacemente con prodotti naturali, come olio di lino o sapone molle. Ma se ci sono molti parassiti, e la pianta inizia a mostrare segni di sofferenza quali foglie gialle, accartocciate e macchiate, crescita stentata e un generale deperimento, è meglio intervenire con prodotti sistemici.

A volte, il Pothos può presentare foglie gialle. Se il fenomeno riguarda le foglie più vecchie, tipicamente quelle alla base della pianta, non preoccupatevi: probabilmente si tratta di normale invecchiamento fogliare. Altre cause delle foglie gialle includono: annaffiature eccessive, sole diretto, mancanza di nutrienti.

Potatura e Propagazione 

Un altro motivo per cui il Pothos è una pianta così apprezzata è la facilità di propagazione tramite talea radicata in acqua: vi basterà infatti tagliare l’apice vegetativo per una lunghezza di circa 10 cm, che includa almeno una foglia e un nodo (il punto in cui la foglia si unisce allo stelo), e metterlo in acqua: dopo qualche settimana, vedrete spuntare le radici, e quando queste saranno lunghe almeno 4-5 cm, potrete decidere se mettere la nuova piantina in terra, idroponica o se continuare la coltivazione in sola acqua, aggiungendo un fertilizzante apposito per idrocoltura.

Se la porzione scelta contiene anche una o più radici aeree (quelle piccole protuberanze marroni che vedete lungo gli steli, e che in natura servono al Pothos come supporto per arrampicarsi), meglio ancora: le radici aeree si adatteranno all’ambiente acquatico e radicheranno.

La pianta madre, una volta potata, sarà inoltre stimolata a produrre nuove ramificazioni dall’alto, rinfoltendosi. Inoltre, le talee radicate possono essere anche piantate nello stesso vaso della pianta madre, per darle un aspetto più pieno.

Insomma, il Pothos è davvero la pianta ideale con cui iniziare a realizzare la nostra giungla urbana!

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