Dopo la maturità, la scelta dell’università e l’inizio di un nuovo percorso

I maturandi hanno da poco festeggiato i famosi cento giorni ed hanno iniziato a spuntare le caselle del calendario che li separano da quel fatidico momento in cui si sederanno su una sedia cigolante, prenderanno in mano una biro ed inizieranno a svolgere le prove scritte di maturità, cui farà seguito il tanto temuto esame orale, l’ultima interrogazione nel proprio istituto superiore di secondo grado. L’esposizione della tesina, una domanda da ciascun professore e via, liberi di trascorrere un’estate senza troppi pensieri. Tuttavia, la sensazione di libertà si ritroverà quasi subito a scontrarsi con una sensazione decisamente meno piacevole: quella evocata dalla paura dell’eventuale futura scelta universitaria, alla quale riusciranno forse a sfuggire solo coloro che fin da piccoli hanno il sogno di diventare medico, professore, architetto e quindi lotteranno con tutte le loro forze per raggiungere il tanto ambito traguardo. Per coloro, invece, che non hanno ancora le idee chiare o non hanno un’innata passione verso una particolare professione si prospettano settimane di arguti e incespicati ragionamenti e arrovellamenti mentali, che porteranno i giovani a prendersi un anno sabbatico per riflettere meglio, o per cercare di buttarsi immediatamente nel mondo del lavoro, prediligendo l’esperienza sul campo alla formazione teorica, ad intraprendere una laurea che non li appassiona particolarmente ma che può offrire buoni sbocchi lavorativi, oppure a seguire le proprie inclinazioni innate, scegliendo di studiare una materia per la quale sono naturalmente portati, rimandando ad un futuro più o meno prossimo la problematica lavorativa. Ognuna di queste scelte implica dei risvolti positivi ed altri negativi; ad esempio, chi sceglierà di prendersi un anno sabbatico potrà riflettere con più calma sulla sua vita futura, oppure potrà svolgere qualche lavoretto saltuario che fa sempre curriculum; d’altro canto, però, spesso chi interrompe gli studi per un periodo più o meno lungo, deciderà poi di mettere definitivamente fine alla carriera scolastica. Chi si convincerà che la cosa migliore da fare sia quella di scegliere uno dei percorsi universitari che al giorno d’oggi offrono ancora sbocchi lavorativi quasi immediati, come economia, ingegneria, o i corsi di laurea del ramo sanitario, potrà ritrovarsi in pochi anni con un lavoro stabile, che però non svolge con passione. Chi sceglie di seguire il cuore e non la ragione, iscrivendosi ad un corso di laurea per pura passione, potrebbe ritrovarsi con una laurea in mano che equivale a carta straccia, arrangiandosi con qualche lavoretto occasionale che non richiederebbe neanche il diploma di maturità. Senza considerare che il percorso intricato della vita universitaria potrebbe rivelarsi diverso da quello che ci si era prefigurati, e non sono poche le matricole che durante il primo anno di corso, ma anche più tardi, si rendono conto di aver sbagliato completamente e di aver scelto un percorso formativo che non sentono appartenere loro. Molti ragazzi decidono di continuare comunque il percorso intrapreso, alcuni per una punta di orgoglio che rende loro quasi impossibile accettare l’errore commesso, alcuni semplicemente perchè non vogliono lasciare a metà una strada ormai parzialmente tracciata; altri ancora, non hanno una valida alternativa. Chi decide di cambiare spesso vive quasi con terrore la scelta di un percorso accademico diverso, per la paura di sbagliare ancora e di non trovare la propria strada. Eppure, il coraggio di cambiare direzione molto spesso viene laudamente ricompensato. Forse la cosa più importante, il punto di fuga dal quale bisogna partire per ampliare il nostro orizzonte, sta nel non considerare la scelta non esatta di un percorso accademico un errore, ma piuttosto uno smottamento, un’aberrazione, che potrà farci perdere un po’ di tempo, ma ci permetterà di imboccare la retta via più determinati di prima, e sicuramente ci avrà arricchito a livello culturale, umano e personale. Capire i propri limiti è il primo passo per conoscere veramente se stessi. E forse, prima di capire chi vogliamo essere nella vita, dobbiamo comprendere chi non vogliamo essere. Forse, semplicemente, intraprendere la strada sbagliata ci dà la prospettiva adatta per vedere quella giusta.  

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