Come i soldati di Ungaretti

 

 

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 Soldati

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

scriveva Giuseppe Ungaretti nel 1918. La poesia rientra nella raccolta intitolata “L’Allegria”. La forza cruda e dura del componimento sta tutta nella similitudine che è il pilastro della poesia stessa: i soldati sono paragonati alle foglie sugli alberi, in autunno, costantemente in bilico tra la vita e la morte, con la consapevolezza che una sferzata di vento potrebbe porre fine alla loro esistenza da un momento all’altro. Il componimento prende forma dall’esperienza diretta che il poeta ha avuto della guerra, come soldato in trincea nel bosco di Courton, in Francia.

Benchè la poesia sia, quindi, strettamente correlata alla condizione dei soldati in guerra, la visione di Ungaretti può essere facilmente estesa alla situazione dell’essere umano nella vita quotidiana, soprattutto in un momento di profonda crisi come quello che il nostro paese sta attraversando. Una crisi che non è solo economica, ma anche umana. Precario il lavoro, precarie le relazioni, precarie le amicizie, precaria a volte persino la famiglia. Con la sola consapevolezza che prima o poi arriverà un freddo soffio di vento a mettere fine a questa instabilità, a far cadere dall’albero le foglie tremanti e intirizzite.

Eppure nel corso dei secoli, la storia umana è stata solcata da profonde crisi, di cui forse ancora portiamo le cicatrici: la Grande Depressione di fine Ottocento, caratterizzata da un’iniziale crisi agraria alla quale presto si accostò parallelemente una crisi industriale, il Panico dei Banchieri nel 1907, che ha visto il crollo del 50% della Borsa Valori di New York, la “Great Depression” del 1929, che sconvolse l’intera economia mondiale, e molte altre.

E sicuramente, nel corso dei vari momenti di crisi, ci sarà stato chi, da quell’albero a cui era così precariamente aggrappato, sarà caduto. Ma dopo l’autunno e dopo l’inverno, si sa, segue la primavera, e poi l’estate. Come già è accaduto nei secoli di storia che ci hanno preceduto, la speranza è che la primavera torni a fiorire nel nostro paese.

Se cadremo da quell’albero, rinasceremo e fioriremo di nuovo, come sempre. E, per rimanere nell’ambito ungarettiano, una mattina il sole sorgerà, e ci illuminerà d’immenso. 

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