Cime tempestose

Cime tempestose (titolo originario “Wuthering Heights” ) è un romanzo di una delle sorelle Brontë, Emily, scritto tra il 1845 e il 1846. Il titolo indica il casale della brughiera dello Yorkshire, dove si snoda principalmente la vicenda.

Il cuore del libro è rappresentato dall’amore ossessivo e tormentato tra Catherine Earnshaw e Heathcliff, che non trova mai il lieto fine che il lettore spera sempre di scorgere nella pagina seguente, e che finisce per distruggere entrambi, riunendoli solo dopo la morte. Nella seconda parte del libro, invece, la narrazione si concentra sulle vicende di Catherine Linton, figlia di Catherine Earnshaw e di Edgar Linton, abitante di Trushcross Grange, casale vicino Wuthering Heights. La giovane Cathy sposerà prima Linton Heathcliff, figlio di Heathcliff e Isabella Linton, sorella di Edgar, che Heathcliff ha sposato solo per ripicca e per godere delle sofferenze di Edgar, da sempre contrario all’unione e in astio con Heathcliff. Alla morte del fragile e cagionevole Linton, Cathy sposerà Hareton, il figlio di Hindley, il fratello di Catherine, cresciuto da Heathcliff come un rozzo barbaro analfabeta per l’odio che covava nei confronti di Hindley. L’amore di Cathy e di Hareton, la cui unione è finalmente felice, rispecchia quello che avrebbe potuto essere il lieto fine di Heathcliff e Catherine, i cui fantasmi, alla fine del romanzo, vengono avvistati nella brughiera mano nella mano, finalmente insieme.

“A che scopo esisterei, se fossi tutta contenuta in me stessa? I miei grandi dolori, in questo mondo, sono stati i dolori di Heathcliff, io li ho tutti indovinati e sentiti fin dal principio. Il mio gran pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare ad esistere; ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa di immensamente estraneo: avrei l’impressione di non farne più parte.” Catherine.  

La brughiera dello Yorkshire, con i suoi inverni rigidi, il vento impetuoso che batte sulle finestre insieme allo spirito di Catherine, si sposa perfettamente con lo stato d’animo dei personaggi che animano la vicenda, e in particolare con quello di Heathcliff. Il suo amore per Catherine, non coronato, lo rende ossessivo, possessivo, crudele e vendicativo e, alla morte della sua amata, quel sentimento si tramuta in odio e rancore verso tutto e tutti. Dietro ogni sua azione si cela il desiderio di far soffrire chi lo circondi, mai di raggiungere uno spiraglio di felicità, ormai persa per sempre insieme a Catherine. Benché il lettore possa tentare di giustificare Heathcliff con le sofferenze della sua infanzia e il tormento del suo amore perduto, in realtà Emily Brontë non fornisce mai uno spunto utile allo scopo, non si addentra mai nella descrizione delle difficoltà giovanili di Heathcliff, ed anche lo strazio per la perdita di Catherine è sempre accompagnato dai suoi sentimenti distruttivi e astiosi: perché Heathcliff non deve essere giustificato, anzi: deve incarnare a pieno quei sentimenti di odio e di vendetta che adombrano e dominano tutto il romanzo, rischiarati appena, solo alla fine, dall’unione felice di Cathy e Hareton.

“Tuttavia, non posso continuare in questa situazione! Devo ricordarmi di respirare… devo quasi ricordare al mio cuore di battere! E’ come se dovessi piegare un ramo rigido… i gesti li compio soltanto perché costretto, non perché spinto dal pensiero; e soltanto perché costretto avverto qualsiasi cosa, viva o morta, non sia associata a una sola idea universale… Ho un unico desiderio, e tutto il mio essere e tutte le mie facoltà aspirano a raggiungerlo. Da tanto tempo aspirano a raggiungerlo e con tanta costanza, da convincermi che infine lo raggiungerò-e presto-perché mi ha divorato l’esistenza. E’ come se venissi inghiottito nell’attesa di raggiungere infine il mio scopo.” Heathcliff.

Il romanzo si distingue, infatti, per l’assenza di personaggi perfetti, tutti pregi e virtù, e si caratterizza invece per la descrizione di personaggi viziati, crudeli, capaci solo di sentimenti meschini e spregevoli: a differenza di molti altri romanzi ottocenteschi, in Cime tempestose  Emily Brontë descrive un lato dell’amore che spesso rimane nascosto, quel lato dominato dalla gelosia e dall’ossessione, che finisce per oscurare e distruggere tutto ciò che di positivo c’è nel sentimento stesso.

Non stupisce, dunque, che l’accoglienza della critica fu piuttosto negativa, data la novità dell’opera e la carica emotivamente negativa del romanzo.

“Possa svegliarsi fra i tormenti! – gridò Heathcliff con una spaventosa veemenza, picchiando i piedi, ruggendo di dolore in un improvviso parossismo d’irresistibile passione. – Sì, sì, bugiarda fino alla fine! Dov’è dunque? Non là… non in cielo… scomparsa, dove? Ah, tu dicevi che non t’importava nulla delle mie sofferenze! Ed io faccio una preghiera, e la ripeterò fin che la mia lingua si secchi: Catherine Earnshaw, possa tu non trovar mai riposo fin ch’io vivo! Tu dici che io ti ho uccisa: tormentami, allora. Le vittime perseguitano i loro assassini, io credo. Io so di fantasmi che hanno errato sulla terra. Sta sempre con me… prendi qualunque forma… rendimi pazzo! Ma non lasciarmi in questo abisso, dove non ti posso trovare! Oh Dio, è impossibile! Non posso vivere senza la mia vita, non posso vivere senza la mia anima.” Heathcliff.

Lo stile di Emily Brontë, benché studiato e articolato, risulta comunque scorrevole e piacevole, mai prolisso, riequilibrando la crudezza e la violenza delle parti che vedono Heathcliff protagonista con la delicatezza delle parole in altre, ma lasciando sempre pendere la bilancia a favore delle prime, per non far dimenticare mai al lettore il tema cardine del romanzo.

La descrizione vivida della cornice della vicenda trasporta il lettore nella brughiera dello Yorkshire, quasi fosse veramente circondato dal vento di emozioni che agita la brughiera e smuove gli animi dei personaggi.

La struttura dell’opera è senz’altro intricata, sia dal punto di vista dei contenuti, per gli ingarbugliati legami di parentela tra i personaggi, sia dal punto di vista della narrazione: questa è affidata al signor Lockwood, affittuario di Heathcliff a Trushcross Grange, e a Nelly Dean, narratrice interna, la governante che racconta all’affittuario la storia di Catherine e Heathcliff.

“Credo che in tutta l’Inghilterra non avrei mai potuto trovare un luogo così discosto da ogni rumore mondano. Un vero paradiso del perfetto misantropo: e il signor Heathcliff ed io siamo fatti apposta per dividerci tanta solitudine.” Emily Brontë.

 

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