Agli studenti o futuri studenti di infermieristica…

Ai futuri studenti di infermieristica..

Non intraprendete questo percorso se non ve la sentite fino in fondo, se lo fate solo perchè vi cullate nell’illusione di un posto di lavoro assicurato in soli tre anni, se non siete disposti a sacrificarvi, almeno in parte, per aiutare il prossimo, se non siete in grado di rinunciare a domeniche, Natale, Pasqua e Capodanno. Se il vostro sabato sera lo volete passare a divertirvi con gli amici, e non in reparto ad assistere i malati. Non lo fate se pensate “l’igiene del malato non mi compete, è compito delle figure ausiliarie”, perchè le figure ausiliarie non ci sono, e l’igiene del paziente rientra a pieno nelle competenze infermieristiche. Non scegliete questa professione se non siete abbastanza forti da vivere quotidianamente a stretto contatto con la sofferenza e la malattia, consapevoli del fatto che potrete trovarvi ad assistere pazienti la cui unica possibilità è la morte. E il vostro compito allora sarà accompagnare il paziente a una morte serena, ma ne sarete in grado? Sarete in grado di portare un sorriso e un pizzico di allegria ad una persona che sapete essere in fin di vita? Oppure potreste correre il rischio di empatizzare troppo, di assorbire tutta la sofferenza che vi circonda, sprofondando in un incubo senza fine, un incubo che vi vedrà spegnere il sorriso dal viso, perchè non sarete più in grado di distinguere tra voi e il paziente, la sua sofferenza diventerà la vostra, ogni giorno, non solo in ospedale, ma anche fuori. Perchè se siete troppo sensibili, se non siete in grado di porre un sano e adeguato distacco professionale, andrete incontro alla sindrome di Burnout. Cos’è? E’ una forma di stress patologico che colpisce coloro che esercitano professioni di aiuto, che porta a non saper distinguere tra se stessi e il paziente, ad assorbire la sua sofferenza e il suo dolore, e conduce anche a manifestazioni psicosomatiche, come mal di testa, alopecia, ulcera.

Agli studenti attuali.. 

E se vi rendete conto che non avete quel qualcosa in più, quella spinta interiore che vi rende in grado di portare gioia a un paziente fortemente malato, e vi da la possibilità di esprimere a pieno la parte “creativa” dell’infermiere, che io non sono riuscita a trovare, abbiate il coraggio di ammettere che forse non è la strada che fa per voi, perchè farete del male non soltanto a voi stessi, ma anche ai vostri pazienti, che hanno il diritto di essere assistiti da infermieri “veri”, perchè l’infermieristica è sapere, saper fare, ma soprattutto saper essere. Ed è meglio non prendere subito una vena, ma essere quell’infermiere che porta brio e allegria in un reparto tetro come geriatria, che essere quell’infermiere che prende la vena al primo colpo senza far sentire alcun male al paziente, ma quel male glielo fa sentire, quando non trova la giusta parola di conforto, quando gli pesa imboccarlo, quando durante il turno non pensa a dare il massimo per alleviare la sofferenza, ma semplicemente “quando arriva l’ora di staccare?”. Se vi accadrà questo, o se semplicemente capirete che il lavoro è diverso da quello che vi aspettavate, se capite che non siete in grado di rinunciare a una parte della vostra vita, allora mollate, mollate non appena ve ne accorgete, perchè la vita è la vostra, e non volete, non volete alzarvi ogni giorno con la consapevolezza di aver perseverato in qualcosa che non vi soddisfava fino in fondo, con quella vocina nell’orecchio che vi dice: “avresti potuto cambiare, avresti potuto avere di più dalla vita, se solo fossi stato più coraggioso..”. Il rimpianto vi mangerà vivi, e allora sarete quegli infermieri frustrati e acidi, che tanto si vedono nei reparti, e non sarete mai dei veri infermieri, ma solo dei meri esecutori di una tecnica infermieristica. E quella parte creativa, che si esprime nel rapporto con il paziente, non la vedrete mai, non gioirete del vostro lavoro, e quando vi confronterete con colleghi che hanno quel qualcosa in più, e li vedrete felici, capirete di aver sbagliato tutto, ma sarà troppo tardi. Abbiate il coraggio di cambiare, in tempo. Il tirocinio serve anche a questo. Non solo a imparare come si fa la puntura o il prelievo, ma soprattutto a farci entrare in contatto con la realtà e con quello che sarà il nostro lavoro per tutta la vita. Se non ve la sentite, ammettetelo, nessuno è infallibile, non è un lavoro per tutti, e cambiate strada.

Se avete quel qualcosa in più, se questo lavoro vi fa esprimere a pieno e vi da soddisfazione al 100%, se riuscite a regalare un sorriso a un paziente sofferente, se il suo sorriso vi ripaga della fatica di un estenuante giro letti, allora vi invidio, e vi ammiro. Fate questo lavoro, perchè questo vuol dire “essere” infermiere, questo è quello che un infermiere dovrebbe essere. 

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